SCOMPARIRE DA INTERNET PER SEMPRE? SI PUO’, SI CHIAMA “DIRITTO ALL’OBLIO”

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Il diritto all’oblio è la possibilità di “scomparire totalmente” da internet, potendo cancellare definitivamente tutto ciò che riguarda un utente dalla rete e quindi da tutti i motori di ricerca esistenti. Il diritto è rivendicabile mediante una “semplice” (o almeno così sembra…) ed “efficiente” (…lo sapremo mai?) procedura di modulistica e richiesta on-line. Sebbene fosse un tema impensabile da affrontare fino a qualche anno fa, è negli ultimi mesi un argomento di centrale importanza, soprattutto da quando dall’idea di una possibilità del genere si è passati ai fatti tramite le sentenze dei poteri giudiziari dei vari paesi nel mondo.

Il diritto all’oblio, è stato riconosciuto dalla corte di giustizia europea il 13/05/2014 (nella causa C-131/12 Mario Costeja Gonzalese e AEPD contro Google Spain e Google Inc.) iniziata nel 2010, e il colosso Google è stato obbligato ad attrezzarsi per rimuovere dalla rete ogni utente che ne faccia richiesta e a diffonderne i mezzi per farlo. Con questa decisione infatti, la Corte riconosce il diritto della persona all’oblio (in relazione a contenuti in rete che la riguardano direttamente o indirettamente) in merito alla direttiva 95/46/CE in materia di trattamento dei dati personali. E’ grazie ad essa che il gestore del servizio di motore di ricerca (Google) è ritenuto titolare del trattamento dei dati e, come tale, ha ora l’obbligo di evitare che certe pagine web vengano elencate negli indici delle ricerche se i contenuti ospitati sono ritenuti non più giustificati da finalità attuali di cronaca.
Il Garante della privacy italiana, l’autorità guidata da Antonello Soro, ha iniziato subito a lavorare per il cittadino per far in modo che vengano attuate le procedure per le richieste di diritto all’oblio, conseguentemente alla sentenza della corte europea. In particolare ha valutato tutte le richieste dei cittadini di ottenere la rimozione forzata dei risultati di ricerca indesiderati collegati alla propria persona per tutti quei casi in cui Google si è opposto alle richieste di de-indicizzazione. Dall’altra sponda, Google risponde con Luciano Floridi (filosofo e docente di Filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford), inserito nel team di esperti Google per gestire il diritto all’oblio secondo come stabilito dalla corte europea. La sentenza della Corte europea, come già detto, ha stabilito che i cittadini dell’Unione possono chiedere ai motori di ricerca l’eliminazione dei link a contenuti “non adatti, irrilevanti o non più rilevanti” che li riguardano. Sarà proprio Luciano Floridi a occuparsene, insieme alle grandi personalità come i fondatori dei principali siti web (come Wikipedia, YouTube, ecc…) e il relatore speciale per i Diritti umani dell’Onu, Frank La Rue.
In un’intervista che egli stesso ha rilasciato a “Wired”, in risposta a quale sarebbero stati i punti di partenza e i problemi da trattare a riguardo egli afferma che “A livello europeo è stata considerata una grande vittoria per la privacy. È stato in realtà un forte segnale di identificazione del problema, e questo mio è piaciuto: la Corte ha fatto scoppiare il problema. Che poi la soluzione ipotizzata sia quella giusta è un altro discorso. Io ho i miei dubbi”, per esempio rimuovere un link a una informazione accurata, completa e corretta non mi sembra la soluzione: più che altro, il tentativo di arrivare a un compromesso che non mi soddisfa. Da un lato ci sono gli abusi, dall’altro abbiamo messo Google alla direzione della censura. Da un lato, c’è il fondamento liberal-democratico, i diritti umani da preservare; dall’altro, l’applicazione finisce per fare di Google, o l’azienda di domani, il gatekeeper dell’informazione a cui gli utenti possono o non possono avere accesso a seconda delle richieste inviate a Google o a quell’azienda. C’è un contrasto nella coerenza del disegno: ci aspetteremmo fossero altri a controllare, Google non dovrebbe essere in quella posizione. Ma ce l’abbiamo messo con una decisione legale”. Nella stessa intervista egli afferma che “Dobbiamo ripensare i fondamenti etico-legali della società dell’informazione”. Questa affermazione apre le porte a dei punti vista non considerati in forse in fase “accusatoria”. Uno spunto molto interessante e riflessivo, Floridi lo lancia associando la questione a come, qualunque soluzione verrà presa, si comporterà con la politica nel da farsi.
“Il problema principale, a mio avviso, sembra essere quello del rapporto tra diritto all’oblio e potere. Una questione politica, dunque, che ci costringe a chiederci: possiamo essere sicuri che il tentativo di implementare il diritto all’oblio per tutti non si risolva, al contrario, in quello di riscrivere la storia a proprio piacimento, da parte dei pochi con il potere di imporre la riscrittura? Vale per i regimi repressivi, come ipotizza oggi Larry Page, ma anche per le società democratiche”. Dunque, si percepisce che un problema del genere Google l’aveva previsto e come, ma non avrebbe mai pensato a come risolverlo se non fosse mai stato portato alla luce da persone terze. Nell’opinione personale di Floridi (e anche in quella di ogni utente della rete ormai), che questa situazione sia venuta fuori, seppur difficile, è un bene per i cittadini e per internet. La tendenza a un pensiero Pro-Diritto all’oblio, forse per il fatto che si è imposta con prepotenza nella società, si è sparsa a macchia d’olio tra tutte le forze interne alle aziende che gestiscono reti, siti web o tutti gli altri servizi che in un modo o nell’altro sono interessate dalla vicenda. Pian piano infatti anche i grandi esponenti di queste società tendono la mano alla “giustizia”, esprimendo la loro opinione e facendo considerazioni su problemi di strumentalizzazione dei dati e della possibilità di avere “potere decisionale sul passato”. A proposito di ciò, interessanti sono state le dichiarazioni raccolte da Il fatto quotidiano in un’intervista alla New York University nel 2013 direttamente dalla bocca del colosso, Eric Schmidt (presidente di Google), che come detto si schiera a favore del diritto all’oblio prendendo una posizione molto diversa rispetto al passato, condivisa anche dall’Unione europea. Nella sua intervista egli dichiara che: “L’assenza di un bottone ‘Cancella’ su Internet è una questione importante. Ci sono situazioni in cui cancellare è la cosa giusta da farsi. Propongo che alla maggiore età, per regolamento, si cambi nome. Allora sì che si potrebbe dire, ‘Non ero io, non ho fatto io quelle cose”. Queste parole hanno sollevato la questione della riservatezza in rete, ponendosi in netto contrasto rispetto al passato. Nel 2009 infatti, egli dichiarò a proposito del diritto all’oblio che “Se hai cose che non vuoi che nessuno sappia, allora forse per prima cosa non avresti dovuto farle”. Dunque, Google si schiera in favore della privacy. Per questo motivo dal 30/05/2014 è possibile per i cittadini europei compilare un modulo per la richiesta del diritto all’oblio e quindi di richiesta di rimozione di risultati di ricerca ai sensi della legge europea per la protezione dei dati, al link:

https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch

Questo servizio di Google, è un portale che elabora in realtà solo il 90 per cento di tutte le richieste sul web in Europa (12.000 nelle prime 24 ore dal lancio). Secondo quanto affermato dall’amministratore delegato di Google, Larry Page, le domande sottoscritte saranno analizzate e valutate, per stabilire se le informazioni riguardanti gli utenti sono effettivamente materiale su cui è lecito rivendicare il proprio diritto all’oblio in quanto “obsolete” o di “interesse pubblico”, e in caso si procede bilanciando il diritto alla privacy con quello all’informazione. Sul portale inoltre è disponibile anche un testo che spiega cosa sia il diritto all’oblio. Egli aggiunge però, forse con un po’ di amaro in bocca, che “Il diritto all’oblio rischia di danneggiare la prossima generazione di start-up su Internet e di rafforzare la mano dei governi più repressivi che cercano di limitare le informazioni online, credo che ci siano fattori più generali che si devono valutare: non c’è modo di avere una soluzione perfetta. Ci sarà sempre qualche danno. Non si possono avere princìpi perfetti per tutto. Vorrei che fossimo stati più coinvolti in un vero e proprio dibattito in Europa. È una delle cose che abbiamo imparato da questa vicenda, ma ci stiamo preparando a parlare direttamente con le persone”. In ogni caso, la decisione è stata presa e il diritto all’oblio sarà rispettato. Se avvalersene o meno sia giusto da un punto di vista etico può essere discutibile, di fatto, a mio parere, se qualcuno vuole vedersi tutelato deve sapersi tutelare, utilizzare la rete con cautela è e sarà sempre più fondamentale per la vita dell’uomo e il “fattore privacy” non può essere oggetto di soluzione, ma dovrebbe essere oggetto di prevenzione.

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