PSICOLOGIA DEI SOCIAL, QUANDO GLI “SCHIAVI” SI CREDONO PADRONI

531465_483465238332915_778942475_n

Uno degli aspetti più affascinanti e al tempo stesso preoccupanti dei social network è sicuramente l’aspetto psicologico che ne fa parte, in particolare come la mente umana dell’utente medio e spesso ingenuo reagisce all’utilizzo di queste tecnologie, completamente ignaro della potenza dello strumento che sta usando.
Come gioca quindi la psicologia negli utenti dei social network? Perché siamo costantemente in attesa di una notifica? Perché la prima cosa che facciamo come abbiamo un attimo è loggarsi? Cosa ci spinge a metterci sempre al giudizio altrui postando nuovi contenuti?
Secondo diversi studi psicologici dell’Università della Georgia, una grossa fetta degli utenti di Facebook è semplicemente egocentrica, e usa questo potente strumento per nascondere ciò che gli altri non vorrebbero mai sapere di noi, per evidenziare il proprio ego, per cercare conferme e attenzione dagli altri. Il Social infatti permette all’utente una buona dose di controllo su come il proprio sé viene presentato e percepito dagli altri. Ciò che viene percepito invece è il bisogno di ottenere attenzioni, e siccome l’egocentrismo è un bisogno urgente di attenzione, le persone egocentriche tendono a ignorarlo, ma mirano soltanto a gratificarlo.

Un altro aspetto importante dei social è il boom del fenomeno di imitazione: più gli altri mostrano foto e aspetti di sé, più siamo trascinati a mostrare e a condividere tutto, come se nel caso non lo facessimo non saremmo “al passo con i tempi”. Ne consegue un notevole assottigliamento della distinzione tra ciò che è individuale e ciò che è collettivo. A tal proposito alcuni scienziati della Harvard University hanno tentato di darne una spiegazione biologica. Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceeding of the National Academy of Sciences” illustra come il 30- 40% delle comunicazioni tra individui vertono su argomenti di tipo personale e la percentuale raggiunge l’80% se trattasi di social network. Diana I. Tamir e Jason P. Mitchell, autori di questa ricerca, si sono dunque chiesti cosa spinge l’essere umano a cercare di condividere le proprie esperienze con gli altri. L’ipotesi più plausibile sembra essere quella che l’essere umano si sente appagato da questi comportamenti ed è emerso così che il comunicare agli altri i propri pensieri, emozioni, riflessioni è correlato fortemente con l’attivazione di aree cerebrali deputate alla percezione di un senso di gratificazione e di piacere. La riflessione degli autori li conduce ad affermare che il piacere di parlare di sé agli altri è simile a quello, definito primario, che è intrinseco al cibo ed al sesso.
Cosa c’è dietro all’egocentrismo sfrenato? Sicuramente la mania di sentirsi onnipotenti, caratteristica dell’essere umano antica quanto la sua storia.
D’altro canto, parlare di sé su un blog può essere un ottimo strumento per farci sentire meno soli, confortati, capiti. E’ tuttavia fondamentale non sforare i limiti del privato, onde evitare di perdere il senso di noi stessi e della realtà che viviamo.
L’aspetto più triste e al contempo strepitoso è come il marketing utilizza questa consapevolezza per lucrare. Esso studia la psicologia delle persone e dei potenziali clienti da monitorare e la società in cui stiamo vivendo. Un’azienda può essere particolarmente motivata a investire su strumenti per far in modo che l’utente possa accrescere il proprio ego rendendolo “felice”. Un esempio pratico di questa situazione è la campagna pubblicitaria come “Nutella sei tu”, paragonando la nostra persona al colosso multinazionale.
Seppure dunque potenti ed affascinanti, dal punto di vista psicologico questi strumenti vanno conosciuti fino in fondo ed utilizzati con cautela, in quanto potrebbero danneggiare la psiche e la coscienza, proiettando la mente di un singolo uomo in un mondo inventato.

Potrebbe interessarti anche..